Primo racconto

 

RACCONTO DEL NOSTRO CORAGGIO
Dal 24 ottobre del 2010
  in poi.

 

Ad Ottobre scorso 2013, a distanza di tre anni, si valutava quello che ci è accaduto. Vogliamo ripercorrere la strada fatta e parteciparvi i sentimenti di meraviglia e di stupore che da un po’ avvertiamo. La nostra storia è associata intensamente al Villaggio di Mida. Questo villaggio che ha dato nome e fama ad una località che sotto l’aspetto naturalistico merita ogni apprezzamento. Si tratta di Mida Krich. Il territorio lo si attraversa viaggiando sulla nazionale di collegamento tra Mombasa e Malindi. Nazionale asfaltata da non molto tempo. Provenendo da Mombasa ad un certo punto, dopo Kilifi, capoluogo del dipartimento, si incontra il villaggio che si distende parte verso l’Oceano, che però è a 5 kilometri, a parte verso la foresta Sokoke. Una grande ed immensa foresta che và verso l’interno. Il territorio di Mida è particolare per questo contrasto evidente tra quello più affacciato verso l’Oceano e quello addossato e disteso nella foresta. Vi sono capanne ovunque, per lo più gruppi di capanne. Gli abitanti pare che superino le 15 persone e chi anche sostiene che sono al di sopra delle 20 mila. Comunque sia non ci si accorge della densità della popolazione. La gente di Mida appartiene alla etnia Giriama. Molto caratteristica e numerosa che è stazionata in tutta l’area keniota prossima agli stati confinanti della Somalia e dell’Etiopia. Come etnia si contraddistingue per la sua bontà, accoglienza, discrezione…
Il Villaggio, insieme ad altri 6 dipende da Watamu dove c’è la presenza del Sacerdote Cattolico e dove c’è la Chiesa principale della comunità cristiana. Negli altri villaggi il Sacerdote si porta per i sacramenti e per la celebrazione della Eucarestia. Non sempre tutte le domeniche. Il Villaggio di Mida rimane il più distante e durante gli anni in cui Don Peter Gichunge era a Watamu, ebbe un particolare occhio di riguardo per Mida. Notava interesse nella popolazione ad avere una chiesa tutta loro e a diventare una comunità cristiana cattolica più sostanziosa. In questo villaggio una Associazione Onlus di Como aveva costruito le scuole. La Karibuni Onlus. Grazie a questa opera con cui è stata offerta la scolarizzazione la gente del luogo ha avuto più dignità. La cultura infatti è fondamentale per rendere questa gente capace di determinare la loro storia. E non v’è emancipazione senza scolarizzazione. Così nel villaggio sono sorte le scuole primarie e secondarie. Anche un asilo. C’era anche un Dispensario che però si è fermato a suo tempo per varie ragioni. Ove era il dispensario da un anno e mezzo c’è il convento delle Suore che si sono stanziate nel Villaggio nei pressi delle scuole primarie. La messa domenicale veniva celebrata in un’aula.
La religiosità a Mida rispecchia un po’ quella in generale del Kenia. Sono presenti chiese cristiane di varia natura. Nel villaggio c’è una chiesa, che è una grande capanna, della chiesa millenarista. Non abbiamo visto Moschee. La presenza mussulmana parrebbe non essere consistente. Molta popolazione è legata ai culti pagani e dedita allo spiritismo.
La comunità cristiana cattolica di Mida ha avuto sicuramente incremento con le scuole e ha preso sempre più consistenza al punto da essere desiderata una Chiesa Cattolica. Le idee per assecondare il desiderio della gente erano varie e anche contrastanti. Don Peter ha dovuto alla fine accettare quella della popolazione che si era data da fare anche per rendere disponibile un ampio terreno per la sua edificazione. Ciò ha suscitato qualche imbarazzo in alcuni sostenitori e benefattori che invece erano più dell’idea di edificare la chiesa a fianco della nazionale e non all’interno. La decisione finale comunque è stata quella della gente. Don Peter con le conoscenze di amici e benefattori promise l’edificazione della Chiesa. Pareva semplice e anche facile. Anche per riguardo il preventivo del costo non c’era stata una consapevolezza di ciò che sarebbe stato il costo. Ma quando le cose devono andare come devono, tante volte viene annebbiata la percezione dell’onere. Perché prevale nell’entusiasmo l’onore. Quello di poter rendere felice la gente. Si pensi che per errore, quando si è stimato il costo, Don Peter anzicchè parlare di 50 mila euro sbagliò e quindi dichiarò che l’opera sarebbe costata 5 mila Euro. Una bella differenza. Una persona italiana testimone di quegli inizi dichiara ancora oggi che se si fosse saputo che ce ne voleva 50 mila non ci si sarebbero messi dentro.
Ma tutto doveva andare così. Perché si sa che talvolta, le belle opere non verrebbero ad essere fatte se solo dovesse essere misurato e calcolato il costo. Oggi non saremmo al punto in cui siamo. Le persone che hanno dato la loro disponibilità a Don Peter e alla gente, si prodigarono in ogni modo per assicurare la realizzazione del progetto. Alcuni novaresi si misero di buon cuore ad elaborarlo e altri a darsi da fare per raccogliere i fondi. Dall’ottobre del 2010 dunque l’avventura è incominciata, ma pur con tutte le buone volontà e buone disposizioni, a fine dicembre vi fu quello che non poteva che esserci. L’arresto del cantiere per mancanza di fondi.
Ciò per alcuni fu motivo per ridicolizzare la velleità della gente e del loro Parroco Missionario. E la stessa gente del villaggio assisteva tristemente il fermarsi dell’opera e trepidava. In seguito raccontarono alcune persone che la gente sia di Mida che di Watamu non elemosinarono le preghiere, molte delle quali furono elevate alla Vergine Santa. Attendevano l’intervento della Provvidenza divina. Ed ecco che , come sempre essa viene in soccorso. In un modo sorprendente.
(segue con altro racconto)