Terzo racconto

Ecco come era l'area su cui costruire la fraternity house
Ecco come era l'area su cui costruire la fraternity house
  • Ecco come era l'area su cui costruire la fraternity house
  • l'area vista da davanti a lato della chiesa
  • fase progettuale del pozzo
  • perforazione del pozzo
  • cantiere di lavoro e inizio costruzione della casa
  • già fatta platea e muri perimetrali e divisori
  • i lavori procedono
  • già si dispone per il tetto
  • il complesso edificato
  • inaugurazione e benedizione della casa
  • lapide commemorativa
  • felicità dei collaboratori

Il nostro terzo racconto

Ci eravamo fermati nel secondo racconto, al momento in cui, salutando il Vescovo di Malindi a fine gennaio del 2012, ci eravamo trovati spiazzati dal desiderio che era anche un sogno del Vescovo Mons. Emmanuel.

Ci aveva chiesto se potevamo impegnarci ad offrire a Mida un Ospedale di maternità e di Pediatria. Ritornati in Italia, tra i vari collaboratori di allora, tra cui in particolare il grande Alfiero, ci si domandava se non fosse stato il caso di cominciare una buona riflessione e così ci si mosse andando da persone competenti per qualche diritta e qualche suggerimento. Si coinvolse anche lo Studio tecnico dell’Ospedale di Novara. Alla fine dopo alcuni mesi di contatti, di verifiche sulla fattibilità dell’ ospedale, e di ipotesi, ci si portò allo studio Bastianini di Novara che già aveva elaborato il Progetto della Chiesa. Il maggior peso della progettazione fu affidato appunto ad Alfiero.

A fine di marzo del 2012 la bozza era già pronta. Più o meno anche un preventivo, sebbene molte cose ancora dovevano essere definite e quantificate. Ci si rese conto che l’impresa sarebbe stata gigantesca. L’ idea bella,e bello anche il sogno, ma la fattibilità doveva essere tutta ancora approfondita. Mancavano anche una serie di informazioni sulla disponibilità del terreno e occorreva individuarlo. Quello che il Vescovo ci aveva indicato era sufficiente per la realizzazione del progetto? Ma non solo. Un’ ospedale avrebbe dovuto comprende una gestione complessa di tutte le infrastrutture occorrenti e poi una serie di strutture sussidiarie. Si trattava di costruire un Ospedale quasi dentro una foresta, quella di Mida. La viabilità? Gli alloggi per il personale?


Lavorare sulle carte non è poi così difficile soprattutto quando le persone sono competenti in progettazione, ma occorreva commisurare il tutto e in particolare valutare una serie di cose come: il finanziamento. Punto molto importante e poi oltre all’edificazione, che sarebbe stato anche facile arrivarci , sempre che ci fossero a disposizione dei fondi, il discorso diventava abbastanza serio ragionando al suo funzionamento. Il rischio di costruire una cattedrale nel deserto era elevato, e come pure di andare incontro a qualche cosa di cui non si era in grado di sostenerne l’onere economico. I primi capitolati ci spaventavano. Ma ci spaventavano anche i consigli che gente competente e che bene conosceva la realtà sociale ove il progetto si sarebbe realizzato, veniva a donarci. Consigli e suggerimenti preziosi che si tennere in conto.


Fu questa gigantesca opera a spingerci verso la individuazione di un soggetto in grado sia di sensibilizzare, sia di promuovere che di sostenere gli impegni offrendo garanzie. Fu evidente la necessità di dare vita ad un Ente Morale, quindi ad un soggetto in grado di operare in tutta serietà e tranquillità. E’ così che ad Aprile del 2012 nasce la ‘Misheni na Ukarimu Onlus’ (Missione e Carità).
L’Associazione fu inaugurata solennemente con una cena sociale all’Antico Maniero di Lesa con la presenza del Vescovo di Malindi e di molti invitati che parteciparono gioiosamente per tenere a battesimo l’Ente che si sarebbe fatto carico di quei progetti che proprio in quella sera di giugno 2012 furono esposti e presentati. Intanto, per questa occasione fu data alla luce il libro memoriale della Chiesa di Mida come omaggio a tutti i benefattori che avevano contribuito per la sua realizzazione.


Unitamente al progetto dell’Ospedale venne anche progettata la casa dei volontari.: la ‘volontary house’. Infatti, l’impresa dell’Ospedale avrebbe richiesto una struttura idonea ad accogliere tutti coloro che sarebbero venuti a Mida come volontari sia per l’edificazione che anche per il suo funzionamento. I progetti divennero dunque due. E si incominciò l’avventura.
A luglio del 2012 ci fu una spedizione in Kenia a Mida. Era necessari acquisire alcuni dati importanti circa il terreno e la dotazione di tutto ciò che poteva essere occorrente al cantiere. Primo fra tutti da risolvere era il problema idrico. Occorreva reperire acqua dal momento che il Villaggio ne era privo.
Così si valutò la necessità di un pozzo. Inoltre andavano già poste le recinzioni dei terreni in cui avrebbero dovuto sorgere le strutture. Poiché il terreno messo a disposizione dalla Diocesi era insufficiente, si dovette acquistarne un altro in grado di ospitare l’edificio dell’ Ospedale.


A luglio 2012 non solo si operò sul piano delle valutazioni tecniche, ma anche si cercò di condurre una ricerca e una indagine sulle condizioni sociali e culturali esistenti per capire in quale modo poteva essere recepito dalla popolazione il Progetto Ospedale. Questo anche per onorare coloro che ci avevano dato opportuni e mirati consigli e anche per valutare la consistenza di alcune pressanti attenzioni da mettere in campo. Per questo si dovette ritornare successivamente in autunno E fu in queste occasioni che si entrò in possesso di informazioni importanti sul piano della sanità locale e su come era offerta in altre strutture che si visitarono. Grazie a queste visite attente e anche ad altre informazioni che gentilmente persone esperte del posto ebbero a donarci, si raggiunse la chiarezza che si auspicava. Se non ci fossimo mossi in questo modo saremo andati incontro a grandi problemi.


A Mida, l’ Ospedale di Maternità e di Pediatria era troppo presto collocarlo. Sarebbe stata un’operazione ciclopica destinata a restare davvero una cattedrale nel deserto. Sarebbero stati spesi soldi inutilmente perché la situazione reale della popolazione mancava addirittura di una cultura che da noi è scontata, di uso dell’Ospedale. Il progetto di grande valore e con gli standart italiani, a Mida, sarebbe rimasto davvero inutilizzato. Oltretutto i fondi fino ad allora raccolti erano troppo pochi addirittura per dare inizio al cantiere.


Si decise di mettere a lato il progetto oramai elaborato e sempre valido anche in futuro per essere realizzato . Avevamo tuttavia visto le emergenze e le necessità reali della gente di Mida. Così si decise una linea di inizio graduale, provvedendo degli ambulatori con dispensario annesso. Fu allora che si rivide il progetto della struttura della Volontary house , in cui collocarli. Era necessario un passaggio di base ed elementare prima di arrivare a tanto altro. Oramai ne eravamo particolarmente convinti e in queste convinzioni anche rafforzati da successive valutazioni fatte in loco. Ecco perché la nostra attenzione si concentrò sulla volontary house che in seguito sarebbe divenuta la ‘fraternity house’.


Capito il da farsi, messo a fuoco il programma si revisionò il progetto iniziale della casa, sempre con il consiglio del Vescovo di Malindi. Nel frattempo si percepì che stava arrivando da sé il momento di pensare a Mida come una nuova missione cattolica. La struttura a cui ci si sarebbe dedicati poteva essere infatti ideale per ospitare oltre che volontari laici anche personale religioso. Su questo si ebbe a pensare e a valutare ogni cosa durante l’anno 2014. E mentre si puntava a donare a Mida una base di assistenza medica, infermieristica e farmaceutica.
Di tutto questo programma e in vista di questo nel 2013 ci si prodigò alla realizzazione del pozzo, e poi della casa con le modifiche studiate per ospitare gli ambulatori. Quante cose potremmo scrivere di questo anno passato interamente a mettere in essere questo progetto. Ma la cosa che si andò sempre più constatando, fu il legame con la gente di Mida. Oramai eravamo divenuti familiari e ogni nostra presenza nel villaggio, per le ragioni sopra indicate, incrementava la reciproca conoscenza. Si stava creando, senza saperlo un legame importante di noi con questa gente che sfocerà poi in quel cammino che a novembre del 2014 ha cambiato un po’ la storia di Mida.

Vogliamo lasciare ad un quarto racconto ciò che a partire dal novembre scorso si stà sviluppando. Quello che qui, in questo terzo racconto vogliamo dire è che il 2013 non è stato un anno assolutamente facile per le cose che dovevamo portare avanti a Mida. Purtroppo eravamo senza riferimenti locali e l’unico era quello del Vescovo. Con il Parroco di Watamu, che aveva in carico Mida, non correva molta intesa per una serie di fattori e oltre a questo tanto altro che si è messo di mezzo. Ci sono stati momenti di grande sconforto nel trovarci ad operare un po’ a vista. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

E quando si arriva a raggiungere un obiettivo, non si pensa più alle fatiche fatte, alle energie spese. Con la fraternity house la nostra storia di collaborazione missionaria ha preso una svolta destinata a cambiare davvero la vita del villaggio di Mida, perché resa funzionale ed operativa, questa casa è il vero motore che stà facendo andare avanti una intera collettività fino a qualche anno fa senza amalgama. Ora esiste un vero e proprio centro per il Villaggio e con esso un vero e proprio servizio che oltre ad essere di natura religiosa è anche e soprattutto di natura sociale con grandi vantaggi per la popolazione locale.