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NEWS | LA COSTA KENIOTA RESTA UNA REALTA' TRANQUILLA
I RESIDENTI ITALIANI AUMENTANO, LA SICUREZZA PURE

La notizia delle due bombe in altrettante chiese a Garissa, cittadina a poco più di cento chilometri dal confine con la Somalia, è arrivata ai telegiornali italiani. Subito si è ricreato un inizio di psicosi che ci ricorda gli anni passati, quando terribili situazioni a nord del Paese hanno influito in maniera pesante sul turismo sulla costa keniota, penalizzandolo per oltre un anno.
Già allora noi di malindikenya.net avevamo ricordato come il Kenya è grande più di tre volte l'Italia e che il Nord (specialmente il Nord Est, verso la Somalia) sia proprio un altro Paese, rispetto alla costa, da sempre punto di riferimento per il turismo di massa. A nord esistono realtà tribali che da sempre sono in conflitto, sulla costa c'è una pacifica convivenza di molte più culture ed etnie: oltre ai mijikenda, la tribù più numerosa, da sempre ci sono i swahili, di provenienza araba, gli indiani, minoranze di altre tribù keniote e un buon numero di stranieri, tra cui gli italiani, che hanno il loro "quartier generale" a Malindi, mentre Kilifi è più inglese e Nyali più tedesca.
Gente abituata a mescolarsi e a convivere, senza estremismi e con intenti comuni, quelli di guadagnare nell'ambito del turismo. Così oggi, all'alba di una nuova stagione di vacanze, non possiamo definire il Kenya un luogo più pericoloso dell'anno passato, quando si è registrato un ottimo afflusso di turismo, soprattutto italiano. Anzi, per molti versi a Malindi e dintorni c'è più benessere e anche più sicurezza. Quella keniota è una nazione in crescita, in forte espansione economica e, benchè la corruzione sia un "modus vivendi" per l'oligarchia di Nairobi, è innegabile che il livello di benessere, comparato a quel che viene definito nella società occidentale, sia più alto. Si vedono più mezzi di trasporto, chi un tempo aveva la bicicletta per muoversi, oggi spesso dispone di una motocicletta e iniziano a vedersi anche nell'entroterra più case di cemento e meno capanne di fango. Se c'è più da mangiare per tutti, cala anche la delinquenza. Gli italiani contribuiscono da sempre a questo benessere, impiegando migliaia di lavoratori locali e fornendoli di buoni stipendi. Il blocco del turismo metterebbe sì in serie ambasce buona parte della popolazione costiera. Ma chi vive qui si rende conto dell'importanza di mantenere la pace e la tranquillità in questi luoghi e per primo si adopera per aiutare le forze dell'ordine. Così ogni persona sospetta, cittadini dai lineamenti simili a quelli dei somali o simpatizzanti degli estremisti islamici, vengono spesso segnalati alla polizia dagli stessi cittadini kenioti. In un periodo storico in cui basta la granata lanciata da un pazzo fanatico in una chiesa, a far preoccupare il mondo intero (la levata di scudi del Vaticano nei confronti dell'attentato di lunedì è significativa) c'è bisogno anche di dire le cose come stanno: sulla costa si vive bene, le uniche preoccupazioni sono per la povera gente che vive nelle province nordorientali e per il possibile calo del turismo che significherebbe meno possibilità di dare lavoro ed aiutare questa gente.

 

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